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Mezzo secolo di guerre e violenze e una fragile condizione

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Per troppo tempo la Colombia è stato un Paese in guerra in cui le fazioni, Farc, Governo e paramilitari, si sono contrastate in ogni modo. Dopo 52 anni di scontri, morti, sfollati, scomparsi, barbarie, stupri e collusioni tra governi e miliziani, la Colombia ha sottoscritto un accordo di Pace tra Governo e FARC nel novembre 2016 per avviare la pacificazione del Paese.

In poco più di due anni vi sono stati meno morti, rispetto al passato ma la società non accetta ancora una pacificazione che è ancora socialmente controversa malgrado la legge costituzionale. Non elaborata “interiormente” dalle persone come individui, come comunità e come popolo. Sono infatti poche le persone disposte a perdonare con facilità gli/le guerriglieri FARC ed accoglierli nella società.

Numerose sono state le vittime della guerra, sia tra i civili che tra i militari, in totale 8.376.463. I morti sono stati 983.033; le sparizioni forzate (desaparecidos) ammontano a 165.927; 10.237, i torturati; 34.814, i sequestrati; 7.134.646; gli sfollati, circa 5 milioni. Dell’elenco fanno parte anche 302.191 persone che sono state incluse nel Registro Unico delle Vittime (RUV, Registro Único de Víctimas) grazie ad una sentenza del tribunale, che le ha riconosciute appunto come vittime del conflitto armato. Numeri spaventosi che non hanno bisogno di alcun commento.

LE DONNE E LA GUERRA: Il conflitto si è inserito in una cultura in cui la discriminazione di genere e la violenza da essa derivante è comunque intrinseca al modello di società patriarcale della Colombia. Tale mentalità ha nutrito la convinzione tra le donne colombiane, che la violenza domestica subita sia una caratteristica inerente alla propria condizione di donna. A ciò si è aggiunta una condizione di guerra permanente dove la violenza sessuale è stato uno dei mezzi per terrorizzare la popolazione a partire dalle donne.

Più di 400.000 donne sono state assassinate durante il conflitto armato,oltre 2.700.000 donne vittime del desplazamiento tra il 1995 e il 2011, circa il 6% della popolazione totale, 16.088 casi di violenza sessuale contro donne, adolescenti e bambine (Instituto de Medicina Legal, 2014), 1.007 casi di femminicidio (Instituto de Medicina Legal, 2014). Nei 3.445 casi di omicidio di persone indigene e afro-colombiane, il 65,5% erano donne.

Inoltre, le storie e le biografie delle reinsertadas (le donne uscite dalle fila della guerriglia e dei gruppi paramilitari) sono elementi di disturbo in una società paternalista e patriarcale che vede la donna “vittima” per natura, piuttosto che parte attiva nella guerra. D’altra parte, anche le donne vittime della violenza della guerra hanno risposto in modo attivo creando dei movimenti di donne pacifiste a livello politico.

Pertanto, le donne in Colombia non sono solo vittime, anzi hanno giocato un ruolo cruciale di mediazione sia come guerrigliere che come donne nella mediazione e nella costruzione del processo di Pace.

La partecipazione delle donne nella gestione delle fasi di post conflitto è di fatto sancita nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 31 ottobre 2000 n. 1325 - “Donne, Pace e Sicurezza” . Le risoluzioni legate all’agenda Donne Pace e Sicurezza che si sono susseguite sottolineano la necessità di un pieno riconoscimento e partecipazione delle donne, a tutti i livelli e in tutte le fasi delle crisi e conflitti contemporanei. In Colombia per dare seguito a questo orientamento le donne hanno nel tempo partecipato al processo di mediazione e di pace riconoscendo, anche se con fatica, il loro ruolo fondamentale. Ciò nonostante, la struttura patriarcale della società e la condizione socio-economica generale della popolazione femminile impediscono la piena partecipazione alla vita pubblica per la maggior parte di loro.

LA SITUAZIONE ECONOMICA: Il tasso di occupazione del 59,6% femminile contro il 75,1% maschile,(DANE 2018), congiunto all’analfabetismo femminile del 52% e la presenza delle donne nel lavoro informale (52% tasso femminile di lavoro informale) rappresentano un mix di fattori che discriminano la partecipazione delle donne al lavoro ed influisce negativamente sulle prospettive occupazionali. La segregazione nel lavoro informale e nell’instabilità economica, senza alcun tipo di garanzia sul futuro da ogni punto di vista, allontana le donne dal godimento dei diritti e delle opportunità nonché nel poter espletare i propri doveri, senza apportare un reale contributo al miglioramento della loro condizione di vita e di quella della loro famiglia e società in cui vivono..