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Shakila e Amir. L’amore fiorisce anche a Kabul

Testimonianze > Afghanistan > Shakila

Shakila è rimasta orfana di padre quando aveva 8 anni, in un Paese in cui se non hai un uomo a fianco, non esisti. Ha iniziato fin da bambina a spaccarsi la schiena tessendo tappeti nella sartoria dello zio, per sdebitarsi della protezione offerta a lei, alla mamma e alla sorellina; cercando anche di risparmiare per mettere da parte un piccolo gruzzolo e sognare un futuro diverso. E poi nella sua vita è comparso Amir.

Amir aveva la sua stessa età, era un ragazzo serio, aveva già un lavoro stipendiato e la sua famiglia era cliente della sartoria. In breve i due giovani hanno deciso di sposarsi e Amir ha chiesto ai genitori di recarsi dallo zio di Shakila e chiederla in sposa. Ma preoccupato per la perdita di una così importante rendita, l’uomo ha chiesto una dote spropositata per le possibilità di Amir: 50.000 afghani – all’epoca quasi 700 euro, una somma inavvicinabile per i due ragazzi.

“Amir era fiducioso – racconta Shakila - ma io mi vedevo già a lavorare come una serva per mio zio per sempre. Invece tutto ciò che volevo era una vita mia, che fosse solo mia, nostra!”.

Amir ha iniziato a lavorare giorno e notte per la sua Shakila. Per due anni ha risparmiato ogni cosa tranne le forze e alla fine è riuscito a consegnare metà della cifra pattuita allo zio di Shakila, e per il resto si è indebitato. Finalmente i due ragazzi si sono potuti sposare e iniziare una vita insieme, indipendente, seppur con gravi problemi economici.

“Io e Amir siamo stati fortunati a incontrarci. Qui è molto difficile poter sposare qualcuno che conosci, che hai scelto. Ma è evidente, dal comportamento di mio zio, che noi donne veniamo ancora considerate solo come una merce di scambio, che il nostro valore è calcolato in base a una rendita economica. Ma io e Amir cresceremo i nostri figli in modo diverso”.

Che Amir e Shakila fossero una famiglia diversa lo si è capito subito. Poco dopo il matrimonio Shakila ha iniziato ad avere delle emorragie. Per mancanza di denaro sono stati costretti a rivolgersi al dottore del povero quartiere dove abitavano che ha richiesto il pagamento anticipato: Shakila ha dovuto vendere un piccolo anellino, l’unico regalo che Amir si era potuto permettere di farle per le loro nozze. “E’ stato Amir a non darsi per vinto – racconta - ed è allora che abbiamo conosciuto Pangea”.

Amir infatti ha cercato in tutti i modi di convincere Shakila a rivolgersi allo staff del programma di assistenza medica e finalmente ha potuto farsi visitare da una dottoressa di uno dei centri ginecologici che collaborano al progetto, che le ha prescritto una semplice cura per quella che poi si è rivelata una cisti ovarica, e alcune cure ricostituenti.

Lei e Amir, con il progetto Jamila di Pangea, hanno inoltre richiesto un microcredito e aperto una sartoria, che grazie all’esperienza di Shakila è ormai diventata molto conosciuta nel quartiere.

Mentre scriviamo stanno aspettando il loro secondo bambino e hanno completamente risarcito il debito per la dote.