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Dall’emarginazione al riscatto, ora parte dello staff di Calcutta

Testimonianze > India > Laxmi

Laxmi ha due occhioni grandi e un sorriso disarmante.

Da molti anni ha una grave deformazione della spina dorsale che la costringe a camminare curva. È stata la malnutrizione a ridurla così, una piaga che in India colpisce migliaia di persone.

I suoi genitori non erano d’accordo a darle un’istruzione e l’hanno costretta ad abbandonare gli studi soltanto dopo la seconda classe, anche perché la famiglia era molto povera e aveva gravi problemi.

Laxmi ha una famiglia molto numerosa: sono in 10 e vivono tutti in due piccole stanze. Il padre aveva un impiego nelle ferrovie, ma ha dovuto abbandonare il lavoro parecchio tempo fa per problemi mentali. Così, l’unica risorsa della famiglia è rappresentata dal lavoro della mamma, che cucina chapati da rivendere agli alberghi, e dal fratello che è conducente di risciò.

Laxmi lavorava a volte facendo le pulizie nelle case, pagata per una miseria, circa 1 rupia, circa un centesimo di euro.

In famiglia la consideravano un peso per le deboli risorse economiche; le davano pochissimo da mangiare e non se ne occupavano, tranne in frequenti episodi di violenze e abusi, che Laxmi sopportava senza poter fare nulla per difendersi.

Laxmi ha conosciuto Pangea grazie a una delle "community worker" che collaborano al progetto e che l’ha incontrata durante una delle sue visite allo slum. È stato chiaro fin da subito che Laxmi desiderava poter collaborare con il progetto, non solo come beneficiaria, ma come operatrice al servizio di tante altre ragazze disabili come lei che aspettavano l’occasione per poter rinascere.

“E’ stata una bellissima sfida e anche una grande occasione – racconta Laxmi – non solo potevo finalmente guadagnare qualcosa per vivere e mangiare tutti i giorni, ma potevo anche essere d’aiuto ad altre donne in difficoltà che abitavano nello slum”.

Le sofferenze che una ragazza come Laxmi ha dovuto e deve affrontare tutti i giorni sono innumerevoli. Nella migliore delle ipotesi la gente la ignorava, e nella peggiore, la disprezzava per la sua deformità: in troppi, troppo spesso, non osavano neanche guardarla. Laxmi ha dovuto sopportare insulti e indifferenza, e non può neanche ricordare quanto ha pianto per la cattiveria della gente.

“Ora - dice – grazie a Pangea ho imparato a lottare per essere ascoltata, sia come lavoratrice, ma soprattutto come persona. Ho riconquistato agli occhi degli altri una dignità che non mi hanno mai riconosciuto”.

Le brutte esperienze l’hanno profondamente segnata: è ancora una ragazza molto ansiosa e chiusa, ma si apre in grandi sorrisi quando le parli. Ci ha raccontato che le operatrici l’hanno convinta anche ad abbandonare gli informi camicioni in cui si è sempre nascosta agli occhi della gente, per indossare i vestiti tipici indiani “Mi hanno sempre detto che sarei stata orrenda con quegli abiti, e per vergogna non li ho mai indossati. Ma mi hanno convinta a provare: non era giusto che me ne privassi”.

E le hanno dato un cellulare per avvisare le sue colleghe in caso i fratelli osassero nuovamente picchiarla come era accaduto fin troppe volte. Una volta soltanto le community workers hanno dovuto intervenire per minacciare la famiglia di una denuncia presso le autorità in caso gli abusi non fossero terminati. È stato sufficiente perché la famiglia si mostrasse un po’ più umana con Laxmi e la lasciasse in pace.

Laxmi ora è felice; è molto attiva nel progetto: aiuta a identificare i casi di ragazze disabili negli slums, supporta le beneficiarie nelle pratiche per ottenere la Disability Card e ad accedere ai programmi governativi specifici per le persone con disabilità. Organizza gli incontri mensili e prende parte alle rappresentazioni teatrali per sensibilizzare i quartieri.

È entusiasta del suo lavoro ed è felice perché è autosufficiente: ha finalmente dimostrato alla sua famiglia che è in grado di lavorare e che non deve per forza accettare passivamente una vita isolata e senza prospettive, senza felicità.

Ha acquisito forza e sicurezza, è più consapevole dei suoi diritti ed è più preparata ad affrontare con coraggio le sfide della vita, anche se il coraggio, in realtà non le è mai mancato. Ora però, sa che non è più da sola.