Pangea

Donne e stereotipi. Quando la smetteremo di dire "Sì, ma…"

Punto di vista > Mondo

agosto 2014

Forse Laura Bates, autrice di The Women’s Blog sul Guardian se ne è accorta proprio perché scrive di donne e delle difficoltà incontrate dalle donne sul mondo del lavoro, o nella società.

Sta di fatto che, come riporta in questo post, ha notato che quando si comincia di parlare di diritti di genere negati, molte dei commenti che si possono ricevere iniziano con “Sì, ma…” con argomentazioni che indicano nella donna la componente da biasimare per un problema connesso alle discriminazioni.

Bates passa in rassegna alcuni luoghi comuni che più di frequente le capita di dover scardinare. Eccone alcuni:

1 - Sì ma le ragazze non sono interessate alle materie scientifiche.
Come spiegare i problemi che le ragazze incontrano nel farsi strada nei campi scientifici, economici o simili? Semplice. Basta affermare che in realtà non se ne interessano affatto, che non vi sono portate. Ma provate a pensare a una bambina che cresce in un ambiente sociale che a ogni angolo le ripete che non dovrebbe interessarsi alla scienza: cosa pensate vi risponderà a 15 anni quando le chiederete cosa vuol fare da grande?

2 - Sì ma se veste con le gonne corte se le va a cercare
Bates commenta argutamente che questa posizione implica che ogni uomo si affetto da impulsi incontrollabili, e che sia incapace di impedirsi di molestare una ragazza che indossa un certo tipo di indumento. Perché non considerare, continua, che una violenza sessuale ha molto poco a che fare con il sesso o l’attrazione? E che il maltrattante è spesso qualcuno nella cerchia delle conoscenze della vittima?

3 - Sì ma sono le donne che comprano e scrivono le riviste femminili che voi criticate
Viviamo in una società in cui le bambine iniziano a preoccuparsi del proprio aspetto a 5 anni e a 7 spesso cominciano diete dimagranti, perché bombardate continuamente da immagini che suggeriscono che il valore di una donna si misuri con il suo aspetto fisico. Poi da grandi vengono criticate perché acquistano riviste che consigliano come ottenere o mantenere la forma perfetta. Bates afferma che partire dalla società per cambiare la visione della donna nella società stessa, cambierà anche le proposte dei media e i media che le propongono.

4 - Sì ma le donne fanno diverse scelte di vita
Bates riconosce che sì, è vero: le donne possono scegliere di avere figli o non averli. Ma non dovrebbero essere costrette a scegliere in maniera netta se seguire la famiglia o il proprio lavoro, né avere opzioni valide (come ad esempio il congedo parentale condiviso o il lavoro flessibile, o il part-time) ma che potrebbero comunque comprometterne la posizione lavorativa.

5 - Sì ma perché non lo lascia?
Questa risposta riguarda da vicino anche il lavoro di Pangea. Di solito la dà chi commenta un caso di violenza domestica.

Bates include in questa categoria anche "Perché si trova sempre uomini sbagliati"; "Perché l’ha provocato?" e "Ma non si era accorta di che tipo era?".

Queste considerazioni non tengono conto della componente di sudditanza psicologica all’interno di relazioni con abusanti, della complessa rete in cui vengono intrappolate le donne che subiscono maltrattamenti ripetuti dalla quali è semplicemente impossibile uscire da sole, del controllo esercitato da un uomo maltrattante, delle infrastrutture che mancano perché una donna possa trovare la via di uscita economica e sociale a un incubo come la violenza domestica.

Tutto ciò sposta il focus dal carnefice alla vittima.

Tutto ciò finirà soltanto, riassume la giornalista, quando il commento di tutti sarà una semplice domanda

"Sì ma perché lui l’ha fatto?"

Fondazione Pangea Onlus