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Discriminazioni, violenza e stereotipi: non è un Paese per donne

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In Italia, Paese tra gli otto più sviluppati del mondo, la violenza di genere è ancora una piaga che colpisce moltissime donne. La violenza di genere è ritenuta una violazione dei diritti umani dal 1993. Viene perpetrata a livello psicologico, fisico, sessuale, economico e/o attraverso minacce ossessive (stalking); mina l’autostima e l’autonomia della donna, resa debole e incapace di uscire da una situazione di soprusi.
Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate e il sommerso è quindi elevatissimo. La prima indagine Istat (2006) riguardante il fenomeno della violenza fisica e sessuale in Italia ha stimato in 6 milioni 743 mila il numero delle donne – tra i 16 e i 70 anni – che ne sono state vittime nel corso della propria vita.

La violenza è una realtà quotidiana che sconvolge la vita di molte donne e, se vi sono, anche quelle dei loro figli. La forma di violenza più odiosa, e che provoca maggior sofferenza nelle donne, è quella che si consuma all’interno della famiglia, spesso ad opera del partner, proprio laddove ognuna si dovrebbe sentire amata e sicura, soprattutto dalle persone cui si dà il massimo della fiducia ed affetto. La violenza domestica è la più nascosta, quella che raramente viene denunciata, quella sulla quale i vicini e i conoscenti non si sentono di intervenire mai.

La donna che subisce, spesso incapace di ammettere perfino a se stessa la gravità della situazione o la frequenza delle aggressioni, si trova a minimizzare le tensioni e a nascondere all'esterno il proprio disagio, vivendo con senso di colpa e inadeguatezza la violenza a cui è sottoposta.

È importante avere gli strumenti e le informazioni necessarie per poter riconoscere la violenza, nei suoi molteplici aspetti, per sapere come affrontarla e uscirne.

L’Italia è ancora ben lontana dal raggiungimento di una parità sostanziale tra donne e uomini tanto da collocarsi nelle ultime posizioni in Europa nelle classifiche sulla parità di genere e all’80° posto nella classifica mondiale del Gender Gap Index del 2012 del World Economic Forum.

Anche dal punto di vista della partecipazione lavorativa, i dati e le statistiche confermano che le donne devono superare molti ostacoli per far riconoscere e valere le proprie capacità e competenze nel lavoro e nella politica e sono meno presenti rispetto agli uomini in tutti gli ambiti della vita pubblica.

Sebbene siano più istruite e conseguano risultati migliori (all’università sono il maggior numero di iscritte, ottengono i voti migliori, si laureano in minor tempo) le donne continuano ad affrontare enormi difficoltà di accesso al mondo del lavoro. In Italia si registra la peggiore percentuale di inattività e occupazione femminile dell’UE27 (ad eccezione di Malta), con un tasso di donne inattive del 48,9% e di occupazione femminile pari al 45,3% (12% in meno rispetto alla media EU).

Le donne hanno una maggior incidenza di lavoro sottopagato e non qualificato, di contratti part-time e precari; ricevono salari più bassi degli uomini, (percepiscono in media il 23% in meno dello stipendio a parità di responsabilità ed incarico rispetto ad un uomo); hanno molte difficoltà di accesso alle cariche decisionali (comprovate dalla scarna rappresentanza e partecipazione delle donne nella vita politica, nei posti di responsabilità e di dirigenza delle aziende); e il lavoro e la maternità sono più inconciliabili che in qualsiasi altro Paese europeo (oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità).